La ripresa di Venere con i filtri W47 e BG40

Michael Barbieri

Michael Barbieri

impaging planetario Venere astrofarm

Prima di darvi importanti indicazioni riguardo la ripresa di Venere, riporto di seguito alcune caratteristiche del pianeta. Venere è il secondo pianeta in ordine di distanza dal sole. Ha dimensioni simili alla terra e la sua peculiarità è che è l’unico pianeta che ruota in senso orario, ovvero con moto retrogrado. Si può osservare con facilità, a seconda del periodo dell’anno, all’alba o al tramonto. Dopo il sole e la luna, Venere è l’oggetto celeste più luminoso. É coperto da un densissimo strato di nubi che rendono l’osservazione della sua superficie pressoché impossibile. Sono proprio le strutture di queste nubi ad interessare noi astrofotografi. Le nubi di Venere coprono l’intero pianeta e si sviluppano in altezza a partire da circa 40 Km fino ai 60 Km. Queste nubi sono prevalentemente di acido solforico e sono osservabili nella banda dell’ultravioletto. Altre strutture nebulose in altri strati dell’atmosfera venusiana sono invece osservabili con un filtro infrarosso. Ecco dunque che grazie all’utilizzo di filtri diversi possiamo penetrare vari strati dell’atmosfera di Venere, fotografando le nubi a differenti altezze. La ripresa di Venere può diventare quindi molto affasciante se sappiamo scegliere bene la nostra strumentazione.

La ripresa di Venere

Venere, a seconda del periodo dell’anno, è maggiormente visibile al tramonto o all’alba ma a queste ore è notevolmente basso sull’orizzonte risentendo molto del seeing e della dispersione atmosferica. Personalmente, ho riscontrato un notevole vantaggio in termini di seeing riprendendo Venere in pieno giorno quando ancora non è visibile a occhio nudo. La primavera e l’autunno sono sicuramente le stagioni migliori per la ripresa dei pianeti e se Venere si trova alto nel cielo in queste stagioni, possiamo fare bingo. Questa condizione si è verificata questa primavera durante il lock down e almeno sotto questo punto di vista il 2020 è stato un anno veramente ottimo. In generale nelle riprese planetarie va sempre trovato il giusto compromesso tra gain ed esposizione; compromesso che varia a seconda delle condizioni di seeing della serata, dalla luminosità dell’oggetto, dal telescopio che stiamo utilizzando ecc ecc. Insomma scordatevi che esistano i settaggi “magici”. La buona ripresa dipende dall’esperienza che avete acquisito con la vostra strumentazione e dal seeing. Ci sono però dei “macrosettaggi” da prendere come riferimento: alto gain per garantire un adeguato fps. Nonostante Venere sia estremamente luminoso, per riprendere le nubi dobbiamo utilizzare dei filtri molto selettivi che lavorano nella banda dell’ultravioletto e che richiedono alti valori di gain per avere dei valori di fps adeguati (non meno di 40 fps). Il valore di gain e il numero di fps dipenderà comunque anche dal tipo di camera che si utilizza. Per quanto riguarda le camere sicuramente le mono sono le più indicate. Vediamo ora come i filtri possono rendere la ripresa di Venere molto soddisfacente.

I filtri

Possiamo prendere 2 strade differenti. La prima è quella di prendere un filtro UV dedicato, strada più immediata ma più dispendiosa economicamente. La seconda è quella di “costruire” un filtro che si comporta quasi come un filtro dedicato. Quest’ultima strada è sicuramente la più economica, ma anche la più impegnativa. Personalmente, le ho provate entrambe ed ora vi racconto le mie impressioni.

L’abbinamento filtro violetto W47 e IR block BG40

Dal sito di un famosissimo imager planetario nonché creatore di Autostakkert (Emil Kraaikamp), io e Andrea vanoni, con il quale condivido la passione per l’imaging planetario, abbiamo visto che era possibile riprendere le nubi di Venere abbinando un filtro violetto con un filtro IR block. L’abbinamento della banda passante di questi due filtri crea sostanzialmente un filtro UV con una banda passante molto simile a quella dei filtri dedicati.

astrofotografia filtro W47 per Venere
astrofotografia filtro BG40 Bg39 per Venere

Come si può notare il Filtro viola W47 (sopra) ha una banda passate tra i 280 e 480 nm con una risalita nel IR intorno ai 700 nm. Ecco che ci viene in soccorso il BG 40 (sotto) o BG39, che hanno una banda passante nel visibile tagliando completamente l’infrarosso. La combinazione dei due filtri fa passare quindi solamente la banda passate del ultra violetto e del violetto compresa da circa i 300 nm ai circa 500 nm.

astrofotografia filtri BG40 e W47 astorfarm
Da sinistra a destra: filtroBG40 | scatola filtro BG40 | filtro violetto W47

imaging planetario astrofarm filtro Venere
Banda passante di un classico filtro UV dedicato. Si nota che è un filtro molto più selettivo rispetto alla combinata W47+BG40

Difficilmente troverete già in commercio un filtro BG40 già montato in cella. Io ho comprato solo il vetrino ad un costo di circa 50 € e l’ho montato in una cella vuota già in mio possesso. Successivamente ho avvitato il filtro violetto al BG 40 ed ecco ottenuto un filtro UV per le riprese delle nubi di Venere.

Vantaggi e svantaggi di un filtro W47+BG40 rispetto ad un filtro dedicato

Il primo vantaggio che si ha nell’utilizzo di questa combo è sicuramente il prezzo. Un filtro dedicato da 31.8 di qualità costa almeno 200 € al contrario dei circa 90 € del BG40+W47. Un bel risparmio insomma. Un ulteriore vantaggio che ho riscontrato durante la ripresa è che, come si può vedere dai grafici, la combo BG40+W47 ha un grafico più ampio, risultando quindi meno selettivo. Questo ci permette di avere in fase di ripresa un pianeta più luminoso consentendo di abbassare il gain e alzare l’esposizione e conservando un valore di fps molto elevato (oltre che aumentare il rapporto segnale rumore). Attenzione però che questa minor selettività è un’arma a doppio taglio poiché ci restituisce un contrasto nettamente inferiore sulle nubi rispetto ad un filtro dedicato. Il rapporto di frame per avere un contrasto simile tra i due filtri è di 5:1 a vantaggio del filtro UV dedicato. Se, ad esempio, con un filtro dedicato ottengo ottimi dettagli e contrasti sommando 2000 frame, ne devo sommare almeno 10.000 con gli altri filtri. Anche sommando molti più frame i dettagli rimangono leggermente più sfumati a causa della minor selezione dello spettro elettromagnetico. Un altro svantaggio del BG40 è che soffre l’umidità. Va conservato sempre nella sua scatola, inserendolo possibilmente in una bustina che catturi l’umidità. Su un forum ho letto che ogni 2/3 anni sarebbe il caso di cambiarlo.

Quindi riassumendo:

CaratteristicaW47+BG40Filtro dedicato
Costo
Luminosità
Contrasto
Resa nei dettagli
Primo approccio alle riprese di venere
Minor numero di frame da sommare
Manutenzione
Spazio occupato su disco fisso
Tabella riassuntiva
Conclusioni

Venere è un “cliente” molto ostico e serve oltre che un seeing almeno medio/buono una discreta esperienza nella sua acquisizione ed elaborazione. Ricordate che ogni pianeta ha la sua tecnica di ripresa ed elaborazione le quali vanno “tarate” sulla vostra strumentazione. La combinazione BG40+W47 è un ottimo modo per affinare la tecnica di ripresa e di elaborazione su Venere ad una spesa contenuta. Vista la sua maggior luminosità lo ritengo ideale per telescopi con un diametro medio/piccolo e per camere di acquisizione che hanno bassi valori di fps. Utilizzare un filtro dedicato su questo tipo di strumentazione vi costringerebbe ad utilizzare valori di gain ed esposizione talmente alti da compromettere la ripresa. D’altro canto il filtro dedicato è la naturale evoluzione. Con questo filtro otterrete risultati migliori in minor tempo. Se avete diametri generosi potreste iniziare direttamente con questo filtro. Nulla vieta ovviamente di accontentarsi dei dettagli più sfumati del W47 e BG40.  Personalmente ho utilizzato entrambi i filtri e con questo articolo non pretendo certo di proclamare una verità assoluta, ma solo di condividere il mio pensiero scaturito delle prove sul campo (sperando possa tornarvi utile).

Alcuni importanti risultati

Riporto qui la mia migliore foto eseguita con il filtro Baader U e la migliore ottenuta con la combinazione BG40+W47. Da notare il numero di frame che ho utilizzato per lo stack. La foto realizzata con la combinazione di filtri risulta comunque un’ottima immagine, il seeing era veramente molto buono e migliore rispetto a quella fatta con il filtro dedicato. Come dicevo prima ci si può accontentare di questo ottimo risultato, ma è innegabile che se in quell’occasione avessi avuto un filtro dedicato i dettagli e i contrasti ne avrebbero giovato.

impagin planetario astrofarm Venere
Foto realizzata con filtro Bader U, frame utilizzati per lo stack 2000
Foto realizzata con filtri BG40+W47, frame utilizzati per lo stack 10.000

Ci tengo molto a ringraziare l’amico Andrea Vanoni con il quale ho condiviso idee, successi e fallimenti nella ricerca di una strada alternativa al classico filtro dedicato. Spero di avervi dato una panoramica generale sull’utilizzo di questa combinazione di filtri e dei risultati che si possono ottenere. Per dubbi, domande e curiosità trovate i miei contatti qui su Astrofarm.it

Cieli sereni

Michael

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